Curo campagne su Google Ads e su Meta (Facebook e Instagram) impostate per portare richieste, non click. Con il tracciamento configurato lato server, così i dati restano affidabili anche quando i cookie vengono bloccati e si capisce davvero cosa sta funzionando.

Perché quasi tutte le campagne che rivedo sprecano budget

Quando mi arriva in mano un account già avviato, i problemi sono quasi sempre gli stessi. Non sono errori esotici: sono impostazioni lasciate come le propone la procedura guidata, che è fatta per farti spendere in fretta, non per farti spendere bene.

  • Si ottimizza sui click. La campagna porta traffico e il rapporto sembra buono, ma nessuno ha detto alla piattaforma che cos’è una richiesta. Così il sistema cerca chi clicca, non chi contatta.
  • Tutto il traffico finisce in home. Chi cerca una cosa precisa atterra su una pagina che parla di tutto e deve cercarsela da solo. Quasi sempre non lo fa.
  • Nessun termine escluso. Senza un elenco di parole da escludere si paga per chi cerca lavoro, per chi cerca «gratis» e per chi cercava tutt’altro.
  • Pubblico troppo largo su Meta. Tutta l’Italia, tutte le età, nessun collegamento con chi ha già visitato il sito.
  • Budget sempre acceso. Anche quando la struttura è chiusa o il servizio è fuori stagione.
  • Conversioni contate due volte, o non contate affatto. Numeri che non tornano, e su quei numeri poi si decide.

Google Ads: intercettare chi sta già cercando

Su Google si paga per farsi trovare da chi ha già il bisogno e lo sta scrivendo nella barra di ricerca. È il canale con l’intenzione più alta, ed è anche quello dove il budget si brucia più in fretta se l’impostazione è sbagliata.

  • Parole chiave con intenzione commerciale — chi cerca «preventivo», «prezzi» o il servizio insieme alla città vale molto più di chi cerca una definizione.
  • Corrispondenze e termini esclusi — per non finire su ricerche che non porteranno mai un cliente.
  • Asset ed estensioni — pulsante di chiamata, collegamenti alle pagine giuste, posizione. Fanno crescere i contatti senza aumentare la spesa.
  • Pagina di atterraggio coerente — se l’annuncio promette una cosa, la pagina deve parlare di quella. Incide sul costo per contatto più di qualunque accorgimento sugli annunci.
  • Copertura geografica e oraria — mostrare gli annunci dove e quando ha senso, non ovunque ventiquattr’ore su ventiquattro.
  • Remarketing — tornare da chi ha già visitato il sito senza contattare, che è la stragrande maggioranza.

Meta Ads: farsi trovare da chi non ti sta cercando

Su Facebook e Instagram nessuno sta cercando il tuo servizio: sta scorrendo. Il lavoro è diverso, e l’elemento che pesa di più non è l’impostazione tecnica ma la creatività, cioè la foto o il video che ferma il pollice.

Per questo sito, foto e campagne sono lo stesso progetto: le immagini realizzate per il sito diventano il materiale delle inserzioni, con i tagli giusti per i formati verticali. Per SI Resina, per esempio, oltre al sito ho seguito anche la promozione sui social.

  • Pubblici costruiti a strati — chi ti conosce già, chi gli assomiglia, chi si trova nella zona giusta. Non un unico pubblico generico.
  • Retargeting — chi ha visitato una pagina precisa vede un messaggio coerente con quella pagina.
  • Formati verticali — Reel e storie, dove oggi si concentra l’attenzione e dove un’immagine orizzontale ritagliata male perde metà del messaggio.
  • Un’offerta chiara — un motivo concreto per scrivere adesso, non un generico «scopri di più».
  • Stagionalità — spingere quando serve riempire, fermarsi quando il budget non rende.
  • Contatto diretto — campagne che aprono una conversazione su WhatsApp o Messenger, quando è il modo in cui i tuoi clienti preferiscono scrivere.

Il tracciamento lato server: la parte che quasi nessuno configura

Il tracciamento classico vive dentro il browser, e nel browser oggi viene bloccato: blocchi pubblicitari, protezioni di Safari e iOS, cookie rifiutati. Il risultato è che una parte consistente delle conversioni non viene mai registrata. Le campagne rendono più di quanto appaia, ma il sistema impara da dati incompleti e ottimizza peggio.

La soluzione è inviare gli eventi anche dal server, non solo dal browser. Su Meta si usa la Conversions API, affiancata al pixel e con una chiave di deduplicazione che impedisce di contare due volte lo stesso contatto. Su Google si usa il tracciamento delle conversioni con le conversioni avanzate. In entrambi i casi i dati identificativi viaggiano in forma cifrata, mai in chiaro.

Resta il rispetto del consenso: il banner dei cookie e la modalità consenso vanno configurati sul serio, non messi lì per fare scena. Un tracciamento affidabile e un consenso gestito correttamente non sono in contraddizione, ma vanno impostati insieme fin dall’inizio.

Sito e campagne sono lo stesso lavoro

Mandare traffico a pagamento su un sito lento o confuso è il modo più rapido di buttare budget. Se la pagina impiega cinque secondi ad aprirsi da smartphone, una parte delle persone se ne va prima di vederla: quelle visite sono già state pagate.

Per questo, prima di accendere una campagna, guardo la pagina di destinazione: quanto pesa, in quanto si apre, se il numero di telefono è cliccabile, se il modulo chiede solo le informazioni necessarie, se l’offerta si capisce nei primi secondi. Molto spesso il guadagno più grande arriva da lì, non dall’account pubblicitario.

Cosa ti arriva ogni mese

Niente rapporti da quaranta pagine pieni di grafici che nessuno guarda. Poche cose, quelle che servono a decidere.

  • Quanto è stato speso e su quali campagne.
  • Quante richieste, chiamate o messaggi sono arrivati, e quanto è costato ognuno.
  • Che cosa ha funzionato e che cosa no, detto in italiano.
  • Che cosa cambio il mese successivo, e perché.

Hai campagne già attive e il sospetto che rendano poco? Scrivimi: guardo come sono impostate e cosa viene davvero tracciato, e ti dico dove si sta perdendo budget.